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Che cosa ci dicono le prime tre giornate (di Ivan Cardia)

di Roberto Krengli
Fonte: tuttoc.com
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Ivan Cardia
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I primi esoneri, gli altri scricchiolii, qualche sorpresa e alcune delusioni. Le prime tre giornate di campionato sono andate in archivio, quasi per tutte le squadre del campionato di Serie C. E non possiamo certo trarre bilanci da 270 minuti di gioco. Ma qualche indicazione sulla stagione che dobbiamo aspettarci, girone per girone, possiamo iniziare a trarla. 

Il Monza è una squadra vera. Compatta, ben allenata, con la testa alla promozione e pochi fronzoli. Da migliorare la freddezza sotto porta, ma ha inanellato due big match vinti, per migliorare ci sarà tempo e per quel poco visto finora non dovrebbe avere grandissima concorrenza. Anche perché, tra le avversarie, chi ha colpito di più è stato il Novara, che ha perso lo scontro diretto ma vinto due gare non proprio scontate. I Gaudenziani daranno filo da torcere, la Pro Vercelli. Mentre il Siena deve crescere, pur avendo ottime individualità. E la Juventus U23, per ora, resta un caso: due sconfitte su due dopo aver puntato su Pecchia. Contro avversari tosti, è vero. Ma la sensazione è che in bianconero non abbiano davvero deciso se costruire una squadra per fare i crescere i giovani o una che punti alla promozione. 

A proposito di squadre vere, il Padova va visto contro avversari più complicati. Ha fatto un mercato sontuoso, tra i migliori dell’intera categoria, ha messo nove punti in classifica e i numeri parlano chiaro, ma ha anche affrontato le ultime tre della classe, che lotteranno per salvarsi fino all’ultimo. Bene, bravi, ma il Carpi sarà già un test probante. L’impressione di grande equilibrio è confermata: la promozione se la giocheranno, col Padova, il Piacenza e il Vicenza. Ma lo stesso Carpi dirà la sua, e alzi la mano chi immaginava Reggiana (ci piace chiamarla così) e Vis Pesaro così in alto. Malino la Samp, almeno per le ambizioni della piazza, Triestina incognita di questo avvio di stagione: può ambire in alto (possono farlo entrambe), è partita con comodo.

Al sud ne vedremo di ogni. Lì davanti c’è con merito la Ternana, ma se guardiamo alla Reggina post mercato, i calabresi fanno impressione. Chapeau al Picerno: è presto per gridare alla sorpresa, ma i risultati sono quelli. Gli stadi, in questo girone più di altri, saranno un fattore determinante: ci sono piazze dove vincerà sarà, o dovrebbe essere, quasi impossibile vincere in trasferta. Sospendiamo il giudizio sul Catania: Camplone ha idee e gli uomini per metterle in pratica. Male il Monopoli. Non tanto per il campo, ma perché esonerare dopo due giornate taglia le gambe in partenza al progetto. Non ne facciamo una questione di nomi (stima per Rosellini e per Scienza), ma noi ci andiamo cauti nell’emettere verdetti, alle volte potrebbero farlo anche le società. Poi non entriamo nelle dinamiche di un rapporto interrotto, ma da lontano, e fermandosi al giudizio tecnico, Roselli meritava più tempo. 

Due righe in più le spendiamo per il Bari. Perché sarà inevitabilmente la piazza più chiacchierata, perché ha una potenza di fuoco (economica) senza paragoni e l’ha spesa quasi tutta sul mercato. E perché gli scricchiolii su Cornacchini ci sono. Lasciamo da parte alcuni gesti vili: chi li commette si condanna da solo, si può criticare e anche contestare senza ridursi a tanto. Detto questo, le difficoltà e i problemi del tecnico con la squadra e la piazza nascono da lontano. Dall’anno scorso, quando il Bari ha vinto il campionato di Serie D ma non ha quasi mai convinto. Ora è stato rifatto e al tecnico va dato tempo, ma la stagione è iniziata con un rapporto sul quale la tifoseria era già parecchio scettica. E non a caso a inizio estate si erano susseguite tante voci. Per questo, Cornacchini non ha tutto il tempo che forse meriterebbe, e deve dimostrare di poter dare gioco e identità a una fuoriserie. Fin qui, non l’ha fatto: quasi mai la scorsa stagione, mai in questo (ancora troppo breve) inizio di annata. Adesso c’è la Reggina, e sarà un test complicato. Per usare un eufemismo. 

Ivan Cardia

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